Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse. E il mondo appare diverso da quassù. Non vi ho convinti? Venite a vedere voi stessi. Coraggio! È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un’altra prospettiva. Anche se può sembrarvi sciocco o assurdo, ci dovete provare. Ecco, quando leggete, non considerate soltanto l’autore. Considerate quello che voi pensate. Figlioli, dovete combattere per trovare la vostra voce. Più tardi cominciate a farlo, più grosso è il rischio di non trovarla affatto. Thoreau dice “molti uomini hanno vita di quieta disperazione”, non vi rassegnate a questo. Ribellatevi! Non affogatevi nella pigrizia mentale, guardatevi intorno! [suona la campanella, gli studenti continuano a salire a turno sulla cattedra] Ecco, così! Bravo Priske! Grazie! Sì! Osate cambiare, cercate nuove strade. Allora, in aggiunta agli esercizi, vorrei che componeste una poesia. Tutta vostra, un lavoro originale. [canticchia accendendo e spegnendo la luce a grande velocità] Si, una poesia. E dovrete leggerla ad alta voce di fronte alla classe. Martedì. Bonne chance, giovanotti. 

Quest’estate l’estate non s’è vista e forse la mia mente non ha mai fatto le pulizie di stagione.

Aggiungiamoci pure il ruolo importante che da sempre per me giocano le indimenticate e sopracitate parole del compianto Prof. Keating, fatto sta che, da un bel pezzo a questa parte, della natura mi attirano sempre più il seme e la terra che lo ospita.

Non che consideri il frutto in maniera scontata, ma cambiando prospettiva, salendo sulla cattedra, ho acquisito anch’io un nuovo punto di vista:

il frutto buono per davvero è la logica conseguenza di un atteggiamento diverso, che voglio provare ad avere personalmente nei confronti della terra.

Questo nuovo atteggiamento si chiama Agricoltura Sinergica, ma ne parlerò più avanti.

Comunque, a proposito di semi, mi sono reso conto parlando al bar con i vecchi del paese (vere e proprie enciclopedie viventi), che da poco tempo a questa parte il radicchio tardivo e il grano hanno fatto capolino nei campi, guarda caso i due grandiosi prodotti della terra che l’inverno passato abbiamo preso in esame con i ragazzi, in pizzeria, durante Grow up – crescita e lievitazione.

Bei ricordi, bell’avventura…

Da quelle “uscite didattiche” è scaturita di getto anche una collaborazione tra me e Valentina, fotografa ufficiale della pizzeria Capri.

Lei c’ha messo il suo occhio e la sua travolgente passione, io il mio dialetto.

 

 

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Farse posto

carezarse ma no trategnerse

essar amanti

e no ocasion perse.

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Pugno de onge

anèi de brina

basa a man che arde fa un ocio

vardete al specio

‘co in man t’a radicio.

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Agrema revessa

baso fraterno

corpo e sangue

de l’inverno.

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Dense foje

amaro fogher

‘na man de tera

me serve el dessert.

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El me verbo e a me anarchia

orizonte de are-ere-ire

te tegne in serbo e te missie

co l’aria che respire.

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Vita, creanza, creatività

se un fior l’a da nassar

a terà se fa in là.

quaderno-onto-cover

‘A semenza ciapa el voeo

par cascar su na man verta.

Vita, te si un regaeo

che trasformarò in oferta.