Ho un’idea.

A dire il vero è da un po’ che ce l’ho, ma da oggi la si può mangiare.

Rivoluzione? Beh, nel mio piccolo si, ho dovuto lottare per realizzarla.

La mia rivoluzione si chiama Margheretica* ed è una pizza, anzi, la più semplice tra le pizze.

È una margherita etica ed eretica, risultato di un lungo percorso di ricerca portato avanti dentro e fuori me stesso. La preparo partendo dal rispetto per il tempo, l’unico modo che conosco per aspettarsi qualcosa di buono dalla natura. Dunque lavoro solo con lunghe lievitazioni, che non consistono nel dimenticare l’impasto in frigo per tre giorni, bensì nello scegliere la farina giusta, calibrare un pre-impasto che fungerà da lievito, farlo riposare alla giusta temperatura per il tempo necessario e poi aggiungerlo all’impasto finale, che a sua volta pretenderà di essere lasciato in pace per un po’.

Ogni singola materia prima proviene da agricoltura e allevamento biologico e potrebbe raccontare la sua personalissima storia, dalla farina macinata a pietra al fiordilatte per cui sono quasi impazzito.

La Margheretica è la base di tutto il mio lavoro, è il punto di partenza per un concetto di qualità semplice, antico, concreto e trasparente, che gira volentieri al largo dalla ribaltagourmet, ennesima strumentalizzazione di una professione che pare preferisca sfornare attori anziché pizze sane.

È anche per questo motivo che la Margheretica si è battuta per costare poco, non potrebbe essere stato diverso il destino di un’idea da mangiare, un’idea di qualità che deve assolutamente essere alla portata di tutti.

*Al mio caro Mirko Visentin vanno attribuiti la paternità del nome “Margheretica” e i sentiti ringraziamenti per la costante e preziosa collaborazione. Grazie anche a Valentina Dalla Pria per le meravigliose fotografie. Come recita il titolo di una recensione su Trip Advisor dedicata alla pizzeria Capri… Eloggi!